07/10/2026
Due soci. Un'azienda bloccata. Una lite destinata a trasformarsi nell'ennesima causa in tribunale da dieci anni.
È finita invece a un tavolo, chiusa in pochi mesi, usando un metodo preciso e ancora troppo poco diffuso: la Pratica Collaborativa.
Funziona con una regola contrattuale ferrea: le parti e i rispettivi avvocati firmano un patto in cui si impegnano a trovare un accordo stragiudiziale con totale trasparenza sui dati. Se la trattativa salta e si va davanti a un giudice, gli avvocati devono rinunciare all'incarico.
Questo vincolo cambia completamente le dinamiche. Al tavolo non c'è spazio per i tatticismi o per far melina: l'obiettivo di tutti è chiudere.
In questo schema, intervengono professionisti neutrali. Io partecipo come esperto finanziario. Il mio compito non è fare gli interessi di una delle due parti, ma blindare i numeri. Metto entrambi i soci di fronte agli stessi bilanci, letti con lo stesso metro. Quando i dati diventano oggettivi e inequivocabili, le pretese irrealistiche crollano e si inizia a negoziare sulle basi vere dell'azienda.
Nel caso di questi due soci, sono bastate poche sedute. Il risultato: nessun tribunale, continuità aziendale garantita e cassa preservata.
Una lite societaria non deve per forza diventare una guerra di logoramento. Si risolve disinnescando l'emotività e mettendo i numeri veri al centro del tavolo.