10/10/2026
UNA MADRE NON DOVREBBE ESSERE COSTRETTA A SCEGLIERE TRA UN FIGLIO E IL LAVORO.
Eppure, in Italia, per troppe famiglie conciliare le due cose rimane una difficoltà enorme.
L’ISTAT fotografa una realtà che dovrebbe far discutere tutta la politica: nel 2024 lavorava il 58,3% delle donne tra 25 e 49 anni con figli in età prescolare, contro il 77,4% delle donne senza figli.
Nel Mezzogiorno, tra le madri con figli piccoli, la percentuale scendeva al 41,3%.
Ma davvero possiamo continuare a considerare tutto questo un problema privato delle famiglie?
Una madre trova un lavoro. Ha competenze, esperienza, voglia di costruire il proprio futuro.
Poi arriva un figlio.
L’asilo nido non è disponibile, gli orari dei servizi non coincidono con quelli lavorativi, i nonni non sempre possono aiutare e una struttura privata può costare troppo.
A quel punto qualcuno deve rinunciare a qualcosa.
E troppo spesso quel qualcuno è la madre.
QUESTO NON È SOLTANTO UN PROBLEMA FAMILIARE. È IL RISULTATO ANCHE DI SCELTE E OMISSIONI POLITICHE.
Per anni abbiamo discusso di occupazione femminile, natalità e crescita economica senza garantire ovunque servizi adeguati a rendere compatibili maternità e lavoro.
Le responsabilità non appartengono a un solo governo o a una sola amministrazione.
Riguardano le priorità della politica nazionale, regionale e locale, la disponibilità dei servizi per l’infanzia e, in parte, anche un’organizzazione del lavoro che continua a chiedere alle famiglie di adattarsi a qualsiasi condizione.
E intanto il Paese perde competenze, redditi, contributi previdenziali e opportunità di crescita.
Non possiamo lamentarci della denatalità e, contemporaneamente, lasciare che avere un figlio diventi un ostacolo alla permanenza nel mercato del lavoro.
LE SOLUZIONI ESISTONO. MA RICHIEDONO SCELTE PRECISE.
Servono più servizi educativi accessibili dove mancano, orari compatibili con quelli delle famiglie, sostegni economicamente sostenibili e una diversa organizzazione del lavoro nelle imprese, quando le mansioni lo consentono.
E serve soprattutto una politica che misuri i risultati non soltanto contando i posti disponibili, ma verificando quante famiglie riescono effettivamente a utilizzarli.
Perché un asilo aperto dove non serve, o con orari incompatibili con il lavoro dei genitori, non risolve il problema.
Un Paese che chiede alle donne di lavorare e alle famiglie di fare figli deve creare le condizioni perché entrambe le cose siano possibili.
Altrimenti non sta sostenendo la famiglia.
Sta semplicemente lasciandola sola.
Studio Presutto
Fonte: ISTAT, dati 2024 sull’occupazione femminile e la presenza di figli in età prescolare.