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27/09/2026

IA generativa nella revisione, dai contratti alle fatture: le verifiche necessarie

Accountancy Europe esamina le applicazioni della GenAI nelle attività documentali e nelle procedure di revisione. L’analisi automatizzata può agevolare il lavoro, ma richiede controlli sull’affidabilità dei risultati, sulla riservatezza dei dati e sulla documentazione delle verifiche effettuate

Autore: Pierdante Colapietra

L’intelligenza artificiale generativa può supportare il revisore nella lettura dei contratti, nel confronto tra documenti contabili e nella predisposizione delle carte di lavoro. Il suo utilizzo richiede, tuttavia, di distinguere l’elaborazione delle informazioni dalla valutazione degli elementi probativi, che resta affidata al professionista.

Il documento Generative AI in audit and assurance – Use cases and examples, pubblicato da Accountancy Europe il 21 settembre 2026, esamina le opportunità offerte dalla tecnologia, con particolare attenzione alle realtà professionali di piccole e medie dimensioni. Gli ambiti considerati comprendono la gestione della conoscenza, le attività amministrative e redazionali e le procedure di revisione.

Il livello di controllo necessario dipende dall’impiego. Interrogare un archivio di metodologie presenta rischi differenti rispetto all’analisi di una conferma bancaria o alla verifica di fatture. Quanto più il risultato incide sulle conclusioni dell’incarico, tanto maggiore deve essere l’attenzione alla sua attendibilità e alla possibilità di ricostruire le verifiche svolte.

Contratti e verbali: le clausole segnalate devono essere verificate

Un primo utilizzo riguarda l’esame di contratti commerciali, verbali e altri documenti del cliente. La GenAI può individuare scadenze, condizioni di pagamento, penali e clausole potenzialmente rilevanti per il bilancio, predisponendo una sintesi dei punti da approfondire.

Si consideri un contratto di fornitura che preveda premi al raggiungimento di determinati volumi di vendita. Lo strumento può segnalare la clausola e riepilogarne le condizioni. Il revisore deve però esaminare il testo originale, verificare i volumi effettivamente raggiunti e valutare gli effetti sulla rilevazione dei ricavi.

Il controllo riguarda anche la completezza dei documenti acquisiti. Allegati, modifiche successive e accordi integrativi possono incidere sull’interpretazione di una disposizione. Per questo, le informazioni estratte devono essere riconducibili alla relativa fonte, evitando di assumere una sintesi automatica come prova della corretta contabilizzazione.

Un impiego analogo può riguardare i verbali societari, per individuare deliberazioni su finanziamenti, garanzie o operazioni straordinarie da collegare alle pertinenti voci di bilancio.

Circolarizzazioni bancarie: l’IA segnala gli scostamenti, il revisore li riconcilia

Accountancy Europe prospetta l’utilizzo di sistemi capaci di confrontare le risposte bancarie con le risultanze contabili, individuando differenze e informazioni meritevoli di approfondimento.

Si ipotizzi una conferma che riporti un finanziamento residuo di 300.000 euro, a fronte di un debito contabilizzato di 285.000 euro. La GenAI può evidenziare lo scostamento di 15.000 euro e predisporre una prima scheda di riconciliazione.

La differenza non dimostra, tuttavia, che il saldo sia errato. Occorre verificare le date di riferimento, le movimentazioni, gli interessi e le condizioni contrattuali, valutando se siano necessari ulteriori accertamenti o rettifiche.

Rimangono inoltre ferme le prescrizioni dell’ISA Italia 505 sul controllo delle richieste di conferma e delle risposte ricevute. Un documento trasmesso dal cliente non acquisisce l’attendibilità di una conferma esterna soltanto perché il sistema ne ha estratto correttamente i dati.

In caso di mancata risposta, il revisore deve valutare le procedure alternative applicabili. L’automazione del confronto documentale non modifica, infatti, i requisiti relativi alla provenienza e all’adeguatezza degli elementi probativi.

Fatture: il confronto documentale non prova l’effettività dell’operazione

La GenAI può agevolare l’esame di un campione di fatture, confrontando importi, date, ordini di acquisto, documenti di trasporto e autorizzazioni.

Se una fattura espone 12.000 euro a fronte di un ordine autorizzato per 10.000 euro, lo strumento può segnalare la differenza. Il revisore deve accertare se essa dipenda da prestazioni aggiuntive, modifiche contrattuali oppure da un errore.

La corrispondenza formale dei documenti non dimostra, da sola, che il bene sia stato consegnato o il servizio eseguito. Analogamente, l’esame delle sole fatture registrate non è sufficiente a verificare la completezza delle passività.

L’impiego dell’IA deve quindi essere collegato allo specifico obiettivo della procedura. Il sistema può facilitare l’individuazione delle anomalie, ma la selezione del campione, la valutazione dei riscontri e l’eventuale estensione delle verifiche rimangono decisioni professionali.

Anche l’assenza di eccezioni richiede cautela: potrebbe dipendere dalla qualità dei documenti acquisiti, dai criteri impartiti allo strumento o dall’omissione di informazioni rilevanti.

Carte di lavoro: la bozza automatica richiede un riesame documentato

La tecnologia può supportare la redazione di memorandum, riepiloghi delle riunioni, documenti di pianificazione e carte di lavoro. L’utilità è soprattutto redazionale: il risultato deve essere controllato e integrato con gli elementi emersi dalle procedure effettivamente svolte.

Secondo l’ISA Italia 230, la documentazione deve consentire a un revisore esperto, che non abbia avuto precedenti rapporti con l’incarico, di comprendere la natura, la tempistica e l’estensione delle procedure, i risultati ottenuti e le conclusioni raggiunte.

Quando la GenAI interviene in un’attività rilevante, è pertanto opportuno identificare lo strumento utilizzato, le informazioni sottoposte ad analisi, gli output significativi e i controlli effettuati. Devono essere ricostruibili anche le eventuali correzioni che incidono sulle conclusioni.

La tracciabilità va proporzionata alla natura dell’impiego: non è necessario conservare indistintamente ogni interazione, ma una carta di lavoro non può limitarsi a riprodurre una risposta automatica priva di riscontri.

Riservatezza e affidabilità: le verifiche precedono l’utilizzo

L’inserimento di informazioni del cliente in piattaforme di IA può esporre dati contabili, documenti contrattuali e dati personali a trattamenti incompatibili con gli obblighi di riservatezza.

Prima dell’utilizzo occorre verificare le condizioni del servizio, le modalità di conservazione dei dati, i soggetti che possono accedervi e l’eventuale impiego degli input per l’addestramento dei modelli. In presenza di dati personali devono essere considerati anche gli adempimenti applicabili in materia di protezione dei dati.

L’eliminazione del nome del cliente non garantisce, da sola, l’anonimato: importi, riferimenti contrattuali e altre informazioni possono consentirne l’identificazione.

Sul piano dell’affidabilità, i modelli generativi possono produrre risposte plausibili ma inesatte, omettere dati o restituire risultati differenti a fronte di richieste analoghe. È quindi opportuno verificarne le prestazioni su casi conosciuti e prevedere controlli proporzionati al rischio dell’attività.

Devono inoltre essere individuati gli strumenti autorizzati, le categorie di informazioni utilizzabili e le attività per le quali è richiesto un riesame umano. La formazione dei collaboratori deve riguardare anche la capacità di riconoscere errori e risposte prive di adeguato supporto.

ISQM 1 e ISA 220: la responsabilità rimane professionale

L’introduzione della GenAI deve essere considerata nell’ambito del sistema di gestione della qualità. L’ISQM (Italia) 1 richiede di valutare i rischi connessi alle risorse tecnologiche, umane e intellettuali, predisponendo risposte adeguate alle caratteristiche delle attività svolte.

A livello del singolo incarico, l’ISA Italia 220 disciplina invece le responsabilità relative alla gestione della qualità, comprese la direzione, la supervisione e il riesame del lavoro.

La distinzione assume particolare rilievo per i sistemi agentic, capaci di eseguire sequenze di operazioni, come acquisire informazioni, confrontarle e predisporre una prima analisi delle eccezioni. All’aumentare dell’autonomia dello strumento devono essere definiti con maggiore precisione i limiti delle attività automatizzate e i passaggi che richiedono l’intervento del revisore.

L’utilizzo dell’IA non trasferisce al fornitore né al sistema la responsabilità sulle conclusioni raggiunte. L’adeguatezza degli elementi probativi e le valutazioni dell’incarico rimangono sotto la responsabilità del team e, in ultima istanza, del responsabile dell’incarico.

La GenAI può ampliare la capacità di analisi del revisore, ma ogni risultato rilevante deve poter essere verificato sulle fonti e ricondotto a una valutazione professionale documentata.

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26/08/2026

Le sanzioni del MEF ai revisori legali: in quali casi si rischia l’avvertimento, la sospensione o la cancellazione dal Registro

Avvertimento, censura, sanzione pecuniaria, sospensione e cancellazione dal Registro: gravità della violazione, responsabilità, collaborazione e precedenti orientano la scelta della misura applicabile.

Autore: Lucia Giampà

Il sistema sanzionatorio previsto per i revisori legali torna al centro dell’attenzione dopo i recenti provvedimenti adottati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Con decreto del 23 luglio 2026 è stata disposta la sospensione dal Registro di 2.587 revisori. Poche settimane prima, il decreto del 3 luglio aveva determinato la cancellazione di 263 revisori e di una società di revisione, già sospesi e ancora inadempienti rispetto agli obblighi contributivi.

Questi provvedimenti riguardano la specifica disciplina della morosità ma offrono l’occasione per esaminare l’intero sistema sanzionatorio delineato dal D.Lgs. n. 39/2010. Le conseguenze per il professionista possono infatti andare dall’avvertimento alla cancellazione dal Registro, passando per la censura, la sanzione pecuniaria, la sospensione e la revoca degli incarichi.

Non esiste, tuttavia, un automatismo assoluto tra singola violazione e misura applicabile. La sanzione deve essere individuata dal MEF tenendo conto delle caratteristiche del caso concreto e nel rispetto del procedimento disciplinato dal DM. 8 luglio 2021, n. 135.

Una scala graduata di nove sanzioni

L’articolo 24 del D.Lgs. n. 39/2010 attribuisce al MEF il potere di intervenire quando accerta irregolarità nello svolgimento dell’attività di revisione legale o di attestazione della conformità della rendicontazione di sostenibilità.

Il primo gradino è rappresentato dall’avvertimento, con il quale il responsabile viene invitato a porre fine al comportamento irregolare e ad astenersi dal ripeterlo.

Seguono la dichiarazione di non conformità della relazione di revisione, la censura pubblica e la sanzione pecuniaria, ordinariamente compresa tra 1.000 e 150.000 euro. Le misure più incisive sono la sospensione dal Registro per un periodo non superiore a tre anni, la revoca di uno o più incarichi, il divieto di accettare nuovi incarichi, anch’esso fino a tre anni, e la cancellazione dal Registro.

Per chi opera anche nel campo della rendicontazione di sostenibilità è prevista la sospensione dalla relativa attività di attestazione per un periodo massimo di tre anni.

Quando si rischia l’avvertimento

L’avvertimento costituisce la misura meno afflittiva, ma mantiene natura sanzionatoria. Può risultare adeguato quando l’irregolarità presenta gravità contenuta, non ha prodotto conseguenze significative ed è suscettibile di essere tempestivamente rimossa.

Assumono rilievo, in particolare, l’occasionalità della condotta, l’assenza di precedenti, il grado limitato della colpa e la collaborazione prestata dal revisore durante l’istruttoria.

Il MEF può tuttavia adottare misure più severe anche in presenza di violazioni apparentemente formali, soprattutto quando il comportamento sia reiterato oppure il professionista non intervenga per porvi rimedio. Il mancato rispetto di un avvertimento può quindi determinare un aggravamento della posizione dell’interessato.

Formazione, comunicazioni e altre violazioni sanzionabili

Il potere sanzionatorio può essere esercitato per il mancato assolvimento dell’obbligo formativo e per l’inosservanza degli obblighi di comunicazione al Registro. Per queste violazioni la sanzione pecuniaria è compresa tra 50 e 2.500 euro.

Tra gli adempimenti informativi rientrano le comunicazioni necessarie per la corretta individuazione del revisore o della società di revisione, l’aggiornamento del domicilio digitale, i dati relativi agli incarichi svolti e l’indicazione dei ricavi e dei corrispettivi.

Una criticità può presentarsi quando il professionista ricopre contemporaneamente la funzione di sindaco e quella di revisore e la delibera di nomina non distingue i compensi. La mancata separazione rende più difficile comunicare correttamente al Registro il corrispettivo riferibile all’attività di revisione. È quindi opportuno che la delibera assembleare indichi autonomamente i due compensi.

Sono inoltre rilevanti le dichiarazioni mendaci nella relazione annuale del tirocinio, la violazione dei principi di deontologia, indipendenza e obiettività, l’inosservanza dei principi di revisione, le carenze della relazione sul bilancio e la mancata o tardiva esecuzione degli interventi richiesti dopo il controllo della qualità.

Sospensione per le irregolarità connesse all’incarico

La sospensione ordinaria può essere disposta per un periodo non superiore a tre anni quando le irregolarità risultano direttamente collegate allo svolgimento dell’incarico.

Può trattarsi, ad esempio, di gravi carenze nelle procedure di revisione, violazioni dell’indipendenza e dell’obiettività, mancata acquisizione di elementi probativi appropriati e sufficienti oppure omissione di elementi obbligatori nella relazione prevista dall’articolo 14 del D.Lgs. n. 39/2010.

La relazione deve identificare il bilancio esaminato e il quadro normativo applicato, descrivere la portata della revisione, contenere il giudizio sul bilancio e le valutazioni sulla relazione sulla gestione e sulla continuità aziendale. In presenza di un giudizio con rilievi, negativo o di impossibilità di esprimere un giudizio, il revisore deve illustrare analiticamente le ragioni della conclusione raggiunta.

Sospensione cautelare e morosità

Diversa è la sospensione cautelare prevista dall’articolo 24-bis. Il MEF può disporla, in relazione alla gravità del fatto, per un periodo massimo di cinque anni.

La misura è obbligatoria in presenza di misure cautelari personali applicate dall’autorità giudiziaria, di arresto o fermo convalidati oppure di condanne, anche non definitive, che comportino una misura di sicurezza detentiva o la libertà vigilata.

Un percorso autonomo opera per la morosità. Trascorsi tre mesi dalla scadenza del contributo annuale, il MEF assegna un ulteriore termine, non superiore a 30 giorni. Se il pagamento non viene effettuato, il revisore viene sospeso. La posizione può essere riattivata versando contributi, interessi e spese; se l’inadempimento prosegue per ulteriori sei mesi, il Ministero procede alla cancellazione.

La cancellazione e il peso dell’inottemperanza

La cancellazione rappresenta la conseguenza più grave e può essere applicata per irregolarità professionali particolarmente rilevanti. Essa diventa inoltre obbligatoria quando il revisore non ottempera ai provvedimenti adottati dal MEF.

Il professionista cancellato per le irregolarità disciplinate dall’articolo 24 può presentare una nuova domanda di iscrizione soltanto dopo che siano trascorsi almeno sei anni dal provvedimento.

Nella scelta della sanzione il Ministero valuta gravità e durata della violazione, grado di responsabilità, solidità finanziaria, eventuali profitti ottenuti o perdite evitate, collaborazione con l’autorità e precedenti contestazioni.

Il diritto di difesa del revisore

Il procedimento garantisce il contraddittorio. La contestazione deve descrivere analiticamente la condotta, indicare le disposizioni violate e informare il revisore della possibilità di presentare deduzioni e documenti entro 30 giorni.

Nello stesso termine l’interessato può chiedere di essere ascoltato dalla Commissione centrale per i revisori legali e può farsi assistere da un difensore. La Commissione formula una proposta motivata di sanzione o di archiviazione, che non vincola il MEF, al quale spetta il provvedimento finale.

Per il professionista la migliore tutela rimane dunque preventiva: monitorare crediti formativi e comunicazioni, verificare l’indipendenza prima e durante ogni incarico, adottare modelli aggiornati di relazione e conservare carte di lavoro complete. Nel procedimento sanzionatorio, infatti, la documentazione rappresenta lo strumento principale per dimostrare la correttezza delle valutazioni e la diligenza osservata.

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25/08/2026

ORGANI DI CONTROLLO: IL CONVIVENTE DELL’AMMINISTRATORE È SEMPRE INELEGGIBILE

La riforma del mercato dei capitali interviene anche sulle regole di governance societaria e impone una verifica degli statuti, soprattutto di quelli anteriori alle nuove disposizioni.

Lo Studio n. 63-2026/I del Consiglio Nazionale del Notariato esamina gli effetti delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 47/2026, in vigore dal 29 aprile 2026, con particolare attenzione alla scelta del sistema di amministrazione e controllo e alle cause di ineleggibilità dei componenti dell’organo di controllo.

Non tutti gli statuti, però, devono essere necessariamente modificati.

Il nuovo art. 2380, comma 1, c.c. richiede che lo statuto esprima la scelta tra uno dei tre sistemi di governance previsti dall’ordinamento.

Per gli statuti già esistenti, quando dalle clausole sia possibile desumere con certezza l’adozione del sistema tradizionale – ad esempio per la presenza di una disciplina specifica del collegio sindacale – non dovrebbe essere necessario un intervento di modifica.

Diverso il caso degli statuti che prevedono genericamente l’adottabilità dei tre sistemi oppure rimettono di volta in volta la scelta all’assemblea: in queste ipotesi diventa necessario adeguare la disciplina statutaria attraverso l’espressa adozione di uno dei modelli di governance.

Rinvii a norme abrogate: quando basta l’interpretazione

Se la riforma ha comportato soltanto una diversa numerazione o collocazione della disposizione, il riferimento statutario alla norma precedente può essere generalmente aggiornato in via interpretativa.

La questione cambia quando viene modificato anche il contenuto sostanziale della norma: occorre allora verificare se la nuova disciplina abbia attenuato o irrigidito i precedenti vincoli e, soprattutto, se questi abbiano carattere inderogabile.

La novità più rilevante riguarda l’organo di controllo.

Il nuovo art. 2396-septies c.c. modifica le cause di ineleggibilità e introduce espressamente tra i soggetti incompatibili anche i conviventi degli amministratori.

Ne deriva una conseguenza netta:

il convivente dell’amministratore non può essere nominato nell’organo di controllo, anche se lo statuto non prevede espressamente tale causa di ineleggibilità o continua a richiamare la precedente disciplina.

La nuova disposizione ha infatti carattere imperativo e prevale sulla clausola statutaria incompatibile.

Per gli affini degli amministratori, invece, la riforma attenua il precedente vincolo, limitando l’ineleggibilità al secondo grado.

COSA VERIFICARE NEGLI STATUTI

Per le società diventa quindi opportuno effettuare una ricognizione delle clausole vigenti, verificando in particolare:

• l’espressa o comunque inequivocabile individuazione del sistema di governance adottato;
• eventuali rinvii a disposizioni abrogate, rinumerate o ricollocate;
• le clausole relative all’ineleggibilità dei componenti dell’organo di controllo;
• la necessità di un eventuale adeguamento statutario.

Il principio da ricordare è semplice: non ogni modifica normativa obbliga a modificare lo statuto. Ma quando la nuova legge introduce un requisito inderogabile più rigoroso, la nuova disciplina si applica immediatamente e prevale sullo statuto.

Una verifica particolarmente importante in occasione della nomina o del rinnovo degli organi di controllo.

09/08/2026

BILANCI, ULTIMA CHIAMATA PER IL DEPOSITO: ATTENZIONE AL 28 AGOSTO

Per amministratori e organi di controllo è tempo di verifiche sul deposito dei bilanci 2025.

Per le società che hanno approvato il bilancio il 29 giugno 2026, il termine ordinario di 30 giorni per il deposito è scaduto il 29 luglio. Il 28 agosto rappresenta quindi il limite dei 30 giorni di ritardo oltre il quale cambia la misura della sanzione applicabile.

📌 Le sanzioni per il tardivo deposito del bilancio

In caso di ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione è ridotta e va da 45,78 a 458,67 euro per ciascun soggetto obbligato.

Superati i 30 giorni, sale da 137,33 a 1.376 euro.

Per l’eventuale elenco soci, le sanzioni vanno:

* da 33,33 a 344 euro entro i primi 30 giorni di ritardo;
* da 103 a 1.032 euro oltre tale termine.

⚠️ Non è soltanto un problema degli amministratori.

L’articolo richiama l’attenzione anche sul ruolo del collegio sindacale. Dopo l’approvazione del bilancio, i sindaci dovrebbero verificare che il deposito sia stato effettivamente eseguito e acquisire la relativa ricevuta del Registro delle imprese.

Particolare attenzione va inoltre riservata alla presenza di tutti gli allegati obbligatori, comprese, quando dovute, la relazione del collegio sindacale e quella del revisore legale.

La mancata presentazione delle relazioni può infatti determinare ulteriori irregolarità e assumere rilievo sotto il profilo delle responsabilità degli organi societari.

🔎 Un controllo semplice, ma essenziale

Per amministratori, sindaci e revisori, la verifica non dovrebbe fermarsi all’approvazione del bilancio: occorre accertarsi che bilancio, allegati e relazioni siano stati correttamente e tempestivamente depositati.

Una ricevuta acquisita agli atti può fare la differenza tra un adempimento presunto e un adempimento effettivamente documentato.

08/08/2026

ATTIVITÀ ESTERNALIZZATE: IL REVISORE DEVE ACQUISIRE INFORMAZIONI SUL FORNITORE

Affidare all’esterno la contabilità o altri processi rilevanti per il bilancio non trasferisce le responsabilità degli amministratori e impone al revisore di comprendere adeguatamente le attività svolte dal fornitore di servizi.

Il principio ISA Italia 402 richiede infatti al revisore di acquisire una conoscenza della natura e dell’estensione dei servizi esternalizzati, nella misura necessaria a pianificare correttamente l’attività di revisione.

Il tema ricorre soprattutto nelle imprese di minori dimensioni, nelle quali alcune fasi del ciclo contabile possono essere gestite internamente, mentre vengono affidate all’esterno attività quali registrazioni contabili, trascrizione nei libri contabili e scritture di assestamento.

Le informazioni sul servizio esternalizzato possono essere ricavate da diverse fonti: contratto con il fornitore, manuali di istruzioni e tecnici, documentazione dei sistemi, relazioni della funzione di revisione interna o delle autorità di vigilanza ed eventuali relazioni del revisore del fornitore.

Particolare attenzione deve essere riservata al contratto o all’accordo sul livello dei servizi, dal quale il revisore può comprendere, tra l’altro:

* responsabilità dell’impresa e del fornitore nella rilevazione delle operazioni;
* modalità di tenuta delle registrazioni e relativo accesso;
* eventuale relazione del fornitore sui propri controlli;
* diritto del revisore ad accedere alle registrazioni contabili e alle altre informazioni necessarie;
* possibilità di comunicazione diretta con il revisore del fornitore di servizi.

Il principio da ricordare

Esternalizzare un’attività non significa esternalizzare il controllo.

Quando il fornitore interviene in processi rilevanti per il bilancio, il revisore deve comprenderne ruolo e modalità operative per poter valutare correttamente i rischi e pianificare le procedure di revisione.

Una conoscenza professionale già maturata sul fornitore può essere utile, soprattutto quando i servizi sono altamente standardizzati, ma deve comunque consentire al revisore un’adeguata comprensione delle attività svolte.

Un tema sempre più rilevante per revisori, collegi sindacali e professionisti che assistono imprese con processi amministrativo-contabili esternalizzati.

28/07/2026

Adeguati assetti organizzativi e revisione legale: i riflessi sull’attività del revisore

28 Luglio 2026
di Pierluigi Magro e Roberta Coceancig


Il sistema dei controlli societari ha attraversato una trasformazione profonda. Il revisore legale, per lungo tempo concepito esclusivamente come un soggetto deputato alla verifica ex post dei dati di bilancio, è oggi chiamato a ricoprire un ruolo centrale nell’emersione tempestiva delle situazioni di crisi. Questo cambio di paradigma è il frutto dell’evoluzione normativa culminata con il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) e il recente D.Lgs. 136/2024 (Correttivo ter), che hanno ridisegnato i confini e le responsabilità del revisore, spingendolo ben oltre il tradizionale controllo contabile.
Perimetro normativo: cosa cambia per l’impresa e per il revisore

Tutto ha origine con la riformulazione dell’art. 2086 c.c. (D.Lgs. 14/2019), che ha elevato a dovere giuridico ciò che era una buona prassi gestionale: l’obbligo per l’imprenditore di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa. L’obiettivo? Rilevare tempestivamente la crisi e la perdita della continuità aziendale.

Se predisporre tali assetti è compito esclusivo degli amministratori, il Correttivo ter (D.Lgs. 136/2024) ha esteso l’obbligo di segnalazione anche al revisore legale. Riformulando l’art. 25-octies CCII, il legislatore impone al revisore di segnalare per iscritto all’organo amministrativo la sussistenza di uno stato di crisi o di insolvenza (art. 2, co. 1, lett. a-b, CCII) rilevata nell’ambito delle proprie funzioni, fissando all’organo amministrativo un termine massimo di 30 giorni per riferire sulle misure adottate. Una novità cruciale per le S.r.l. che, ai sensi dell’art. 2477, co. 2, c.c., hanno nominato il solo revisore in assenza del Collegio Sindacale.

L’art. 2086 c.c. e i tre pilastri degli adeguati assetti

La norma è chiara nell’affermare che non esiste un modello unico di assetti valido per tutte le imprese. Il principio di proporzionalità è insito nel concetto stesso di “adeguatezza”: “adeguato” non significa “perfetto”, ma coerente con rischi, dimensioni e complessità.

Sul piano pratico, l’adeguatezza deve sussistere a diversi livelli:

l’assetto organizzativo: riguarda l’organigramma, la definizione dei ruoli, i poteri e le linee di reporting. Un’assenza di struttura formalizzata (frequente nelle PMI) è già un segnale di allarme in fase di pianificazione;
l’assetto amministrativo: comprende le procedure dei processi aziendali (acquisti, vendite, incassi) e i sistemi di budgeting e controllo di gestione. Garantisce che le decisioni si basino su dati affidabili;
l’assetto contabile: è l’elemento più rilevante per il revisore. Riguarda la capacità di produrre tempestivamente dati corretti, chiusure periodiche e stime attendibili. Un assetto contabile debole impatta direttamente sul rischio di revisione.
Revisore e Collegio Sindacale: dove passa il confine

Una delle criticità operative più frequenti è la sovrapposizione apparente dei ruoli. I perimetri, in realtà, non si incrociano:

il Collegio Sindacale vigila continuativamente sull’adeguatezza degli assetti in senso gestionale, avendo poteri ispettivi attivi (art. 2403 c.c.);
il Revisore Legale valuta gli assetti organizzativi e contabili al solo fine di comprendere il sistema di controllo interno e valutare il rischio di errori significativi nel bilancio, come richiesto dai principi di revisione.
È essenziale non confondere i piani: predisporre gli assetti è un dovere degli amministratori, vigilare sulla loro adeguatezza è compito del collegio sindacale, verificarne la funzionalità contabile nell’ambito dell’incarico di audit è ciò che riguarda il revisore legale. Tre ruoli distinti, tre perimetri di responsabilità che non si sovrappongono, ma che dialogano all’interno dello stesso sistema di controllo.

I riflessi sulle procedure (ISA Italia 315 e 330) e sull’accettazione dell’incarico

L’inadeguatezza degli assetti non è solo un “problema aziendale”, ma si propaga sull’intero impianto della revisione.

Ai sensi dell’ISA Italia 315, comprendere l’entità significa inevitabilmente valutarne gli assetti. Se mancano riconciliazioni, se i flussi informativi sono scarsi o le procedure non formalizzate, il rischio di controllo aumenta. Di conseguenza (come previsto dall’ISA Italia 330), il revisore dovrà modificare natura, tempistica ed estensione delle proprie verifiche, ampliando le procedure di validità a fine esercizio.

Alla luce di ciò, la fase di accettazione dell’incarico diventa lo snodo cruciale. Il revisore deve valutare non solo indipendenza e competenze, ma anche la probabilità di dover effettuare una segnalazione ex art. 25-octies CCII. Prima di firmare il mandato, occorre valutare attentamente:

la situazione economico-finanziaria (es. tensioni di liquidità, perdite ricorrenti);
l’effettiva esistenza di una funzione contabile strutturata;
la presenza o meno del Collegio Sindacale;
la qualità dei rapporti con i precedenti revisori: eventuali giudizi con modifica, difficoltà nella raccolta di elementi probativi, disaccordi con la direzione.
Il revisore nella Composizione Negoziata (CNC): un ruolo proattivo

Se l’obbligo di segnalazione ex art. 25-octies rappresenta la fase di “allarme”, cosa accade quando l’impresa attiva effettivamente gli strumenti di risanamento, come la Composizione Negoziata della Crisi?

In questa fase delicata, il revisore non esce di scena né si limita ad attendere l’esito della procedura, ma assume un ruolo di supervisione proattiva. Pur mantenendo la propria indipendenza e non sovrapponendosi agli advisor o all’Esperto Indipendente, il revisore è chiamato a un presidio rigoroso su tre fronti:

dialogo e flussi informativi: il revisore deve interfacciarsi costantemente con gli amministratori, il Collegio Sindacale e l’Esperto nominato dalla Camera di Commercio. Un flusso di informazioni trasparente è vitale per comprendere l’evoluzione delle trattative con i creditori;
focus sulla continuità aziendale (ISA Italia 570): durante la CNC, la continuità aziendale (going concern) è per definizione “sotto stress”. Il revisore deve valutare criticamente il piano industriale (business plan) e le proiezioni finanziarie di tesoreria su cui si fonda il tentativo di risanamento, verificando che le assunzioni del management siano ragionevoli e supportate da dati oggettivi;
trasparenza nell’informativa di bilancio: diventa compito cruciale del revisore assicurarsi che in Nota Integrativa sia fornita una disclosure completa ed esaustiva sull’adesione alla misura protettiva, sullo stato di avanzamento del risanamento e sulle incertezze significative che gravano sul futuro dell’azienda.
La CNC sancisce quindi il definitivo superamento del revisore come mero “certificatore”: in costanza di crisi, diventa un interlocutore tecnico indispensabile per garantire ai terzi l’affidabilità dei dati su cui si fonda il tentativo di risanamento.

Il rischio reputazionale e il valore aggiunto

Accettare un incarico in una società con assetti gravemente inadeguati e già in difficoltà espone il professionista a rischi elevati, anche perché l’omessa segnalazione ex art. 25-octies CCII può assumere rilievo ai fini della responsabilità professionale del revisore in caso di successivo dissesto. Rinunciare a un incarico in fase di accettazione è spesso più prudente che trovarsi costretti a gestire una segnalazione di crisi a pochi mesi dall’inizio del lavoro.

Le indicazioni operative di Assirevi (Documento di Ricerca n. 259/2024) restano il riferimento principale per l’applicazione pratica di questi obblighi. Presidiare consapevolmente questa dimensione non significa solo adempiere a un obbligo di legge, ma fornire al cliente e al mercato un contributo concreto di affidabilità informativa, a tutela sia dei terzi sia della propria responsabilità professionale.

Indirizzo

Via San Carlo Da Sezze N. 40
Latina
04100

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