27/09/2026
IA generativa nella revisione, dai contratti alle fatture: le verifiche necessarie
Accountancy Europe esamina le applicazioni della GenAI nelle attività documentali e nelle procedure di revisione. L’analisi automatizzata può agevolare il lavoro, ma richiede controlli sull’affidabilità dei risultati, sulla riservatezza dei dati e sulla documentazione delle verifiche effettuate
Autore: Pierdante Colapietra
L’intelligenza artificiale generativa può supportare il revisore nella lettura dei contratti, nel confronto tra documenti contabili e nella predisposizione delle carte di lavoro. Il suo utilizzo richiede, tuttavia, di distinguere l’elaborazione delle informazioni dalla valutazione degli elementi probativi, che resta affidata al professionista.
Il documento Generative AI in audit and assurance – Use cases and examples, pubblicato da Accountancy Europe il 21 settembre 2026, esamina le opportunità offerte dalla tecnologia, con particolare attenzione alle realtà professionali di piccole e medie dimensioni. Gli ambiti considerati comprendono la gestione della conoscenza, le attività amministrative e redazionali e le procedure di revisione.
Il livello di controllo necessario dipende dall’impiego. Interrogare un archivio di metodologie presenta rischi differenti rispetto all’analisi di una conferma bancaria o alla verifica di fatture. Quanto più il risultato incide sulle conclusioni dell’incarico, tanto maggiore deve essere l’attenzione alla sua attendibilità e alla possibilità di ricostruire le verifiche svolte.
Contratti e verbali: le clausole segnalate devono essere verificate
Un primo utilizzo riguarda l’esame di contratti commerciali, verbali e altri documenti del cliente. La GenAI può individuare scadenze, condizioni di pagamento, penali e clausole potenzialmente rilevanti per il bilancio, predisponendo una sintesi dei punti da approfondire.
Si consideri un contratto di fornitura che preveda premi al raggiungimento di determinati volumi di vendita. Lo strumento può segnalare la clausola e riepilogarne le condizioni. Il revisore deve però esaminare il testo originale, verificare i volumi effettivamente raggiunti e valutare gli effetti sulla rilevazione dei ricavi.
Il controllo riguarda anche la completezza dei documenti acquisiti. Allegati, modifiche successive e accordi integrativi possono incidere sull’interpretazione di una disposizione. Per questo, le informazioni estratte devono essere riconducibili alla relativa fonte, evitando di assumere una sintesi automatica come prova della corretta contabilizzazione.
Un impiego analogo può riguardare i verbali societari, per individuare deliberazioni su finanziamenti, garanzie o operazioni straordinarie da collegare alle pertinenti voci di bilancio.
Circolarizzazioni bancarie: l’IA segnala gli scostamenti, il revisore li riconcilia
Accountancy Europe prospetta l’utilizzo di sistemi capaci di confrontare le risposte bancarie con le risultanze contabili, individuando differenze e informazioni meritevoli di approfondimento.
Si ipotizzi una conferma che riporti un finanziamento residuo di 300.000 euro, a fronte di un debito contabilizzato di 285.000 euro. La GenAI può evidenziare lo scostamento di 15.000 euro e predisporre una prima scheda di riconciliazione.
La differenza non dimostra, tuttavia, che il saldo sia errato. Occorre verificare le date di riferimento, le movimentazioni, gli interessi e le condizioni contrattuali, valutando se siano necessari ulteriori accertamenti o rettifiche.
Rimangono inoltre ferme le prescrizioni dell’ISA Italia 505 sul controllo delle richieste di conferma e delle risposte ricevute. Un documento trasmesso dal cliente non acquisisce l’attendibilità di una conferma esterna soltanto perché il sistema ne ha estratto correttamente i dati.
In caso di mancata risposta, il revisore deve valutare le procedure alternative applicabili. L’automazione del confronto documentale non modifica, infatti, i requisiti relativi alla provenienza e all’adeguatezza degli elementi probativi.
Fatture: il confronto documentale non prova l’effettività dell’operazione
La GenAI può agevolare l’esame di un campione di fatture, confrontando importi, date, ordini di acquisto, documenti di trasporto e autorizzazioni.
Se una fattura espone 12.000 euro a fronte di un ordine autorizzato per 10.000 euro, lo strumento può segnalare la differenza. Il revisore deve accertare se essa dipenda da prestazioni aggiuntive, modifiche contrattuali oppure da un errore.
La corrispondenza formale dei documenti non dimostra, da sola, che il bene sia stato consegnato o il servizio eseguito. Analogamente, l’esame delle sole fatture registrate non è sufficiente a verificare la completezza delle passività.
L’impiego dell’IA deve quindi essere collegato allo specifico obiettivo della procedura. Il sistema può facilitare l’individuazione delle anomalie, ma la selezione del campione, la valutazione dei riscontri e l’eventuale estensione delle verifiche rimangono decisioni professionali.
Anche l’assenza di eccezioni richiede cautela: potrebbe dipendere dalla qualità dei documenti acquisiti, dai criteri impartiti allo strumento o dall’omissione di informazioni rilevanti.
Carte di lavoro: la bozza automatica richiede un riesame documentato
La tecnologia può supportare la redazione di memorandum, riepiloghi delle riunioni, documenti di pianificazione e carte di lavoro. L’utilità è soprattutto redazionale: il risultato deve essere controllato e integrato con gli elementi emersi dalle procedure effettivamente svolte.
Secondo l’ISA Italia 230, la documentazione deve consentire a un revisore esperto, che non abbia avuto precedenti rapporti con l’incarico, di comprendere la natura, la tempistica e l’estensione delle procedure, i risultati ottenuti e le conclusioni raggiunte.
Quando la GenAI interviene in un’attività rilevante, è pertanto opportuno identificare lo strumento utilizzato, le informazioni sottoposte ad analisi, gli output significativi e i controlli effettuati. Devono essere ricostruibili anche le eventuali correzioni che incidono sulle conclusioni.
La tracciabilità va proporzionata alla natura dell’impiego: non è necessario conservare indistintamente ogni interazione, ma una carta di lavoro non può limitarsi a riprodurre una risposta automatica priva di riscontri.
Riservatezza e affidabilità: le verifiche precedono l’utilizzo
L’inserimento di informazioni del cliente in piattaforme di IA può esporre dati contabili, documenti contrattuali e dati personali a trattamenti incompatibili con gli obblighi di riservatezza.
Prima dell’utilizzo occorre verificare le condizioni del servizio, le modalità di conservazione dei dati, i soggetti che possono accedervi e l’eventuale impiego degli input per l’addestramento dei modelli. In presenza di dati personali devono essere considerati anche gli adempimenti applicabili in materia di protezione dei dati.
L’eliminazione del nome del cliente non garantisce, da sola, l’anonimato: importi, riferimenti contrattuali e altre informazioni possono consentirne l’identificazione.
Sul piano dell’affidabilità, i modelli generativi possono produrre risposte plausibili ma inesatte, omettere dati o restituire risultati differenti a fronte di richieste analoghe. È quindi opportuno verificarne le prestazioni su casi conosciuti e prevedere controlli proporzionati al rischio dell’attività.
Devono inoltre essere individuati gli strumenti autorizzati, le categorie di informazioni utilizzabili e le attività per le quali è richiesto un riesame umano. La formazione dei collaboratori deve riguardare anche la capacità di riconoscere errori e risposte prive di adeguato supporto.
ISQM 1 e ISA 220: la responsabilità rimane professionale
L’introduzione della GenAI deve essere considerata nell’ambito del sistema di gestione della qualità. L’ISQM (Italia) 1 richiede di valutare i rischi connessi alle risorse tecnologiche, umane e intellettuali, predisponendo risposte adeguate alle caratteristiche delle attività svolte.
A livello del singolo incarico, l’ISA Italia 220 disciplina invece le responsabilità relative alla gestione della qualità, comprese la direzione, la supervisione e il riesame del lavoro.
La distinzione assume particolare rilievo per i sistemi agentic, capaci di eseguire sequenze di operazioni, come acquisire informazioni, confrontarle e predisporre una prima analisi delle eccezioni. All’aumentare dell’autonomia dello strumento devono essere definiti con maggiore precisione i limiti delle attività automatizzate e i passaggi che richiedono l’intervento del revisore.
L’utilizzo dell’IA non trasferisce al fornitore né al sistema la responsabilità sulle conclusioni raggiunte. L’adeguatezza degli elementi probativi e le valutazioni dell’incarico rimangono sotto la responsabilità del team e, in ultima istanza, del responsabile dell’incarico.
La GenAI può ampliare la capacità di analisi del revisore, ma ogni risultato rilevante deve poter essere verificato sulle fonti e ricondotto a una valutazione professionale documentata.
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