08/10/2026
«Io vivo benissimo senza credere in Dio. Non ho bisogno di Dio per comportarmi onestamente verso gli altri».
Margherita Hack non ha mai nascosto il proprio ateismo, sostenendo per tutta la vita che per essere persone oneste, rispettose e solidali non fosse necessario credere in una divinità. Una posizione che emerge anche dal suo Dialogo su Fede e Scienza con Giuseppe Zenti, da cui viene riportata questa dichiarazione.
Nata a Firenze nel 1922 e scomparsa nel 2013, Hack è stata una delle più importanti astrofisiche italiane. Alla ricerca scientifica ha sempre affiancato una riflessione pubblica sulla religione, sulla libertà di pensiero e sulla responsabilità individuale. Per lei, Dio rappresentava soprattutto un tentativo umano di dare una spiegazione a ciò che ancora non conosciamo e di trovare conforto davanti alla morte.
Ma il suo ateismo non significava disprezzare chi credeva. In un'intervista a La Stampa del 2011 riconobbe che scienza e religione potevano essere conciliabili, perché la prima si fonda sugli esperimenti mentre la seconda appartiene alla sfera personale. E parlando di Gesù, riconobbe il valore dei suoi insegnamenti anche per chi non ha fede.
Il punto centrale del suo pensiero era che la morale non dovesse dipendere dalla promessa di una ricompensa nell'aldilà o dalla paura di una punizione divina. Il rispetto degli altri, la solidarietà e la giustizia erano per Hack valori da coltivare attraverso la coscienza e la ragione, indipendentemente dalle convinzioni religiose.