26/09/2026
Riforma dei commercialisti, primo sì della Camera: ora la sfida è dare sostanza alla delega
Tirocinio durante l’università, attività tipiche, specializzazioni e compensi: il disegno di legge passa al Senato. Le nuove regole, però, non sono ancora in vigore.
La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. È un passaggio significativo per una professione il cui assetto normativo risale, nelle sue linee fondamentali, al 2005. Il provvedimento deve ora essere esaminato dal Senato.
La novità più immediata per i giovani riguarda la possibilità di svolgere il tirocinio durante il percorso universitario. Anticipare la pratica professionale può abbreviare i tempi di accesso all’esame di Stato e rendere la professione più attrattiva. Per riuscirci, tuttavia, occorreranno percorsi realmente formativi e un coordinamento efficace tra università, Ordini e studi professionali.
La delega punta inoltre a definire con maggiore chiarezza le attività tipiche dei commercialisti e degli esperti contabili, riconoscendo l’evoluzione del lavoro svolto a fianco di imprese e cittadini. Tra gli ambiti richiamati figurano quello tributario, economico-aziendale, finanziario, societario, giuslavoristico e della crisi d’impresa.
Qui sarà necessaria particolare attenzione: qualificare un’attività come tipica della professione non significa, di per sé, attribuirle in esclusiva ai commercialisti. La nuova disciplina dovrà valorizzare le competenze della categoria e rispettare quelle che la legge riserva ad altre professioni.
Il testo affronta anche le specializzazioni, le incompatibilità e le regole relative agli incarichi negli organi di rappresentanza. Sono temi che incidono sulla vita concreta degli iscritti. Una specializzazione sarà utile se renderà riconoscibili le competenze senza creare nuovi ostacoli burocratici; regole più chiare sulla governance potranno rafforzare la fiducia nella rappresentanza professionale.
Sul fronte dei compensi, la delega prevede l’aggiornamento dei parametri di riferimento e richiama la disciplina dell’equo compenso. La prova sarà tradurre questi principi in strumenti capaci di riconoscere il valore, la complessità e la responsabilità delle prestazioni professionali.
Il voto della Camera apre dunque una fase decisiva, non conclude la riforma. Prima servirà l’approvazione definitiva del Parlamento; poi il Governo dovrà adottare i decreti legislativi. Sarà il loro contenuto a stabilire se il nuovo ordinamento saprà davvero facilitare l’ingresso dei giovani, dare certezza alle competenze e sostenere l’evoluzione della professione.
Rielaborazione e commento a partire dall’articolo di Simona D’Alessio pubblicato su ItaliaOggi il 24 settembre 2026.